Emanuela Bussolati

figurinaia

Il mio primo Opinel

3 commenti

Il mio primo Opinel

La bellezza di un attrezzo di lavoro è fatta di quelle lievi deformazioni che sposano una mano e il suo modo di lavorare.  Puoi innamorarti di una forma e di una funzione ma realmente lo strumento sarà tuo, quando subirà la consunzione d’amore: quel logoramento naturale che viene da un tale legame con questo oggetto, da sceglierlo e preferirlo per i lavori più accurati, sempre, rispetto ad altri.

Il mio primo Opinel è stato un doppio innamoramento: per la forma che aveva la lama, per le linee bionde del manico, per l’anello che ruotava… e anche per la responsabilità che comportava e  mi faceva sentire grande. Avevo 12 anni e mi piaceva sfidare la mia paura nel bosco di notte, in cerca di legna secca per alimentare il fuoco di bivacco del gruppo scout a cui appartenevo. Il coltellino, un semplice n. 8 era in tasca ma mi dava sicurezza. Lo usavo la mattina, per scolpire personaggi nei rami più curiosi. Poi per tagliare il pane e i pomodori. Poi per scavare i fossatelli intorno alla tenda… senza molte domande intorno all’igiene o alla resistenza della lama.

Così cominciarono ad apparire sul manico dei graffi e qualche piccolo dente sulla affilatura. Tanti segni, tanti piccoli ricordi. L’affezione cresceva tanto più quanto più il coltello era segnato, perché era sempre il migliore per quello che volevo fare. Io mi adattavo a lui, lui a me.

E’ l’Opinel con il quale ho tagliato i rami di nocciolo per i miei archi, lo gnomone delle mie meridiane, il cartone delle scatole obscure, le asticelle degli aquiloni. Infine ho fatto la punta alle mie matite colorate e adesso è nella scatola delle matite, un po’ trascurato come loro, in epoca di illustrazioni con Photoshop.

Lo prendo in mano e sento “quel” peso. Annuso “quell’odore”. Restituisco all’oggetto le incisioni dei miei ricordi. E’ il mio primo Opinel.  Ormai diverso da qualsiasi altro Opinel.

Se mi serve un coltello in giardino, vado a prenderlo, nella scatola delle matite colorate.

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3 thoughts on “Il mio primo Opinel

  1. Ciao
    anch’io ho un’Opinel che mi accompagna ogni giorno a tavola … anche i miei bambini quando apparecchiano non dimenticano mai di affiancare al mio piatto la forchetta ed il robusto manico di legno del mio coltello personale, rigorosamente chiuso.

    Un colpo deciso del manico sul tavolo e la lama spunta un pochino, quanto basta per afferrarla, stenderla e bloccarla.

    E’ un gioco della testa.
    Amo la montagna ed il bivaccare fatto con strumenti semplici, usati e complici in mille piccole avventure, e quel coltello, sul mio tavolo ogni sera, è come una porta aperta verso la montagna e sembra dire, preparati che ho voglia d’aria aperta.

    Ciao

    • Il “mio” coltello “personale… E’ uno degli oggetti che più spesso le persone hanno caro e che metterebbero nella famosa valigia da portare sull’isola deserta, insieme a un libro, forse a una matita grassa e a un calepino… Tu che altro porteresti? Quasi quasi ci faccio un post…

      • eh
        in questo momento mi stuzzica tanto la carta … ed una biro … adesso è il momento della stesura diretta del disegno …. istintiva … magari lenta ma subito …

        Poi porterei anche un pacco di taralli pugliesi piccanti (ma piccanti davvero, mica scherzo) e del vino …

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