Emanuela Bussolati

figurinaia


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2016, qui sto.

armadio

Al’ingresso di casa mia c’è un armadio che volta le spalle a chi entra. Ma non è superbia. Era sulle spalle che i venditori di figurine, di canzoni, di buste di semi, di lunari, portavano la merce, ben esposta, le loro speranze di guadagno, i loro progetti.

E questa spalla di armadio mi rappresenta bene. Una “vetrina” disordinata quel che basta, che espone pezzetti di me, alcuni da lasciare durante questo 2016, altri da archiviare. Nuovi pezzetti si aggiungeranno.

Caro 2016 io qui sto. Uno stare che è ascolto, prima che parola, raccoglimento prima di un salto, concentrazione prima di una creazione, pausa prima di un cammino.

Ci sono 4 piedini con cui esplorare il mondo e non posso traballare. D’altra parte il mio armadio non è zoppo. Dentro ci sono stoffe colorate, sassi, legnetti, colori, tanta voglia di fare e… poco tempo.

Lucini mi ha regalato l’Agenda del tempo libero. Ci sono solo i giorni di pausa. Al 6 gennaio c’è scritto: “lucidare i sogni”.

L’ho fatto. E siccome di sogni ne ho tanti, sono certa che i prossimi domani non saranno affatto giorni neghittosi. Ci vuole tempo e cura anche per lucidare i sogni.

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Nell’ingresso di casa mia c’è un armadio che volta le spalle a chi entra. Ma non è superbia. Sulle spalle i venditori di figurine, di canzoni, di buste di semi, di lunari, portavano la merce, ben esposta, le loro speranze di guadagno, i loro progetti.

E questa spalla di armadio mi rappresenta bene. Una “vetrina” disordinata quel che basta, che espone pezzetti di me, alcuni da lasciare in questo 2010, altri da aggiungere.

Caro 2010 io qui sto. Uno stare che è ascolto prima di parola, raccoglimento prima di un salto, concentrazione prima di una creazione, pausa prima di cammino.

C’è una manina che presto si appoggerà per imparare i primi passi e non posso traballare.

D’altra parte il mio armadio non è zoppo ed è pieno di cose interessanti. Dentro ci sono stoffe colorate, sassi, legnetti, colori, tanta voglia di fare e… poco tempo.

Ma Lucini mi ha appena regalato l’Agenda del tempo libero. Ci sono solo i giorni di pausa. Al 6 gennaio c’è scritto: “lucidare i sogni“. Lo farò. E siccome di sogni ne ho tanti, sono certa che domani non sarà affatto un giorno neghittoso. Ci vuole tempo e cura anche per lucidare i sogni.

Infine un omaggio alla Befana: un bellissimo corto che mi ha mandato Chiara. Meditare, meditare…


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Tappi

TAPPI

incisione a fuoco su superficie curva

Lo so che non è il tappo, né la bottiglia che interessano a tavola… Ma la tentazione di tenere questi tappi è stata grande. Sempre sono affascinata da ciò che indica “cura”, capacità progettuale, amore per la bellezza: tre elementi che danno sempre piccole o grandi esperienze di armonia.

Comincio dall’amore per la bellezza. Probabilmente se mi commissionassero il disegno da stampare su dei tappi da bottiglia, rimarrei perplessa. In effetti il tappo non si vede, se non quando si beve il vino. Nessuna vetrina dunque al proprio “ego”. Ma se penso alla sorpresa incuriosita e divertita con cui ho vissuto l’emergere di questi tappi dal collo della bottiglia, allora mi dico che accetterei con entusiasmo, perché è questo l’effetto della bellezza: suscitare sentimenti che fanno stare bene.

Capacità progettuale. Il sughero è un materiale stupendo, a partire dalla sua origine. La quercia da sughero è già un’esperienza estetica in sé, quando la vedi rossa e scortecciata, le radici nella  paglia gialla del campo, la sua bella impalcatura verde nel blu del cielo e le sue ombre ocra e viola sui sassi dei muretti. E’ un materiale piacevole da tenere in mano, caldo, riciclabile, scolpibile, stampabile a fuoco. E chi ha voluto questi tappi deve avere pensato a queste qualità, sapendo che il sughero non si deforma e quindi non deforma le immagini. quanto poi a stampare il tappo e a farne percepire l’immagine, curvo e piccolo come è… ecco un bel tema di arte applicata e cioè di design.

L’illustrazione per i libri è arte applicata. Ci siamo.

Cura. Una buona bottiglia si presenta con una etichetta elegante e ben disegnata. Il vino che lo stampatore Lucini dona “squisitamente” ai suoi amici, veste etichette di grandi artisti, l’ultima, bellissima, di Guido Scarabottolo. E’ logico che sull’etichetta, biglietto di presentazione del vino, si concentri l’attenzione di chi lo produce o lo dona.

Ma il disegno sul tappo? Questo è proprio indizio di grande cura, il regalino in più, il sorriso strappato, il segno di affetto verso sconosciuti: un dono gratuito.

Questo è quello che voglio e cerco di mettere sempre nelle illustrazioni.