Emanuela Bussolati

figurinaia


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IllustrAzioni in corso Sbarca a Genova

Siamo in fibrillazione! IllustrAzioni in corso ha deciso di partecipare allo Sbarco una civile iniziativa degli italiani residenti in Spagna e in altri paesi europei, in difesa della nostra bella costituzione.

La nostra seconda Azione sarà una… “madonnarata”. Abbiamo fatto le prove all’Ex colorificio di Giulia Orecchia e subito i passanti si sono fermati a curiosare. Una signora si è seduta ai piedi del piccolo albero prova (quello vero sarà grande 12 metri per 12!) dicendo che era quel che ci voleva a fine giornata… Insomma di nuovo una atmosfera quasiparigina!

Antonio Panella ed altri attori hanno promesso di sedersi sui rami e leggere brani dedicati alla Cultura, all’Arte, alla Musica, alla Bellezza… E’ straordinario, quando c’è un flusso di energia, come rapidamente si intreccino apporti entusiasti e intensi. Tutti per pura gioia di partecipare a qualcosa di significativo.

Segno che c’è tanto bisogno di credere che non siamo solamente un tassello di un piano economico che ci diventa sempre più estraneo.

Giocare per giocare (dando a questo termine il senso che gli danno i bambini, che con serietà e impegno usano il gioco per esplorare la vita e misurare le relazioni) abbiamo deciso di vestirci allegramente.

Ecco una stupenda proposta di Desideria Guicciardini

Sarà una bellissima festa! Venite a vedere…


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Quasi parigine…

locandina di un evento quasi parigino

Dentro, luce, chiacchiericcio ansioso ed eccitato, va e vieni, risatine un po’ allegre e un po’ nervose, colori caldi.

Fuori, sera piovosa, passanti frettolosi verso le movide del salone del mobile, traffico, rumori di bar, colori freddi.

E poi… la musica di Max, con la sua fisarmonica: magico strumento che espande il suo richiamo fino in fondo alla strada.

Già questa voce è rara a Milano. Gli amici arrivano, i passanti sostano curiosi. Inizia lo “spettacolo” se si può dire così di un allegro mettersi in gioco…

Qualche incidente di percorso (lo scotch non si attacca sempre bene) aumenta l’adrenalina. In compenso, si sente, accanto alla musica che commenta in diretta ogni illustrazione, il brusio della gente che si raccoglie, qualche vocetta di bambino che chiede: «Ancora?» E’ un conforto per noi, non abituate ad esibirci davanti al pubblico, se non per parlare del nostro lavoro.

Piove. Ma la gente non se ne va. Aprono ombrelli multicolori e l’atmosfera si fa ancora più parigina.

Dentro, nel caos del va e vieni di cartoncini, frammenti di illustrazioni, persone che danno una mano, ci si rinfranca e ci si sorride. C’è una bellissima atmosfera da “copines”. Forse neppure agli spettacoli delle elementari sentivamo questo sfrizzichìo al cuore. Stiamo facendo una bella cosa. Là fuori sono emozionati quanto noi.

Il richiamo al Salone del mobile si stempera nella magia delle ombre.

Le illustrazioni diventano sempre più complesse, colorate, come la musica di Max là fuori. Si succedono mostri e nuvole, cucine trasformiste e lampadari appesi al cielo.

Applausi… Sì, davvero! Applausi! E rumore di pioggia: la gente non se ne va! Quando esco, durante l’illustrazione della tavola imbandita, ad offrire biscottini, trovo facce sognanti e sorridenti. L’atmosfera Saint Germain è al massimo! Quella bella, di una trentina di anni fa, quella delle “caves” che ho conosciuto quando con la mia cartella sottobraccio andavo a cercare editori francesi.

Che bella serata! Soprattutto che bella corrente affettiva tra tutte noi, grazie alla vetrina e all’accoglienza di Giulia. Ma i ringraziamenti non finiscono qui: grazie a Bea, la regista che è riuscita ad unire i vulcanici pennacchi delle nostre creatività. La foto è mossa ma rende bene l’allegria della situazione (e l’emozione di quella sera).

Grazie a Pasquale, che ha messo a disposizione la sua esperienza e i suoi proiettori da teatro vero! (oltre ad averci presentato Bea)

La serata chiude. La musica si affievolisce, le persone si allontanano, gli amici ci incoraggiano a continuare… Si smonta. Come nel boccascena di un teatro, dopo lo spettacolo, si sente il fruscio della scopa che raccoglie coriandoli, figurine, pezzetti di illustrazioni. Si abbassa la saracinesca del negozio. Bello. Tutto OK, come dicono i guantoni per i riflettori.


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Tararì tararera….

Mi è arrivato un bellissimo audio: una mamma legge Tararì tararera al suo bambino di due anni. Per me è emozionante entrare nel “dopo” libro. Di solito si è così coinvolti nella realizzazione, nelle scadenze, nel risultato editoriale, che ci si dimentica la scintilla di partenza: la volontà per cui il libro nasce. Nel caso di Tararì tararera la volontà era quella di creare un’occasione di divertita complicità intorno a una storia semplice con un linguaggio inventato. Ecco il senso del libro per i bambini piccoli, che non sanno ancora leggere: un’esperienza condivisa, un “lessico famigliare” che avvolge di goduria il bambino. «Sì “grande” che mi leggi: lo sento bene che sei qui con me, che ti diverti con me, che ti dedichi a me.» Un’esperienza che nell’educare spesso si trascura.

Grazie Anna Pisapia, che mi hai regalato questa bellissima testimonianza!