Emanuela Bussolati

figurinaia


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Buoni propositi, doverosi propositi.


Con questo angiolino, “rubato” a Rosso Fiorentino, il mio augurio per il nuovo anno desidera per tutti il rispetto di molte cose nominate spesso ma poco rispettate:

-la Costituzione Italiana

-La convenzione sui diritti del bambino

-L’accoglienza

-la natura

Intanto, per rispettare anche i diritti d’autore, metto qui l’originale, bellissimo, di Rosso Fiorentino. I colori e l’intensità di questo quadro, ti fanno sentire perfino le note. Il mio angiolino chiude gli occhi e fa finta di suonare. Intanto ascolta le note angeliche dell’angiolino “vero”. Entrambi reclamano il diritto costituzionale per tutti, di accedere alla scuola, alla cultura, all’arte.

E’ stato un anno bellissimo, iniziato con un Piripù vincitore del Premio Andersen (grazie a tutta la giuria e ai librai che hanno proclamato Tararì tararera, pubblicato da Carthusia, migliore libro dell’anno).

Piripù Bibi ha tagliato la corda ed è andato molto oltre i confini del libro in cui io lo avevo sistemato. Ha girato i nidi della provincia di Genova, è scappato a Zafferana, a Vignola, a Cuneo, a Roma… ogni volta portandomi nuove sorprese. Si è fatto capire da mamme e bambini italiani, magrebini, tedeschi, francesi, rumeni, senegalesi… E così mi ha convinto a dare seguito alle sue avventure.

Il gruppo illustrAzioni in corso, si è riunito più volte intorno a un tavolo… con sformati, risotti, torte e pasticcini tra risate, progetti, chiacchiere, idee e ne sono nate attività giocose ma “serie”: le ombre in occasione del salone del mobile, la gessettata a Genova in occasione dello Sbarco e ad Alessandria nella giornata dei diritti dei bambini e a Torino per raccogliere fondi per i bambini di Gaza e infine… un rosé, sì, un vino, “targato” con le nostre rose, per gli amici.

La natura è entrata nel mio 2010 impetuosamente, quasi esigendo che tornassi ad occuparmi di lei. Con Paolo Tasini e Hamelin si è concluso il progetto per la mostra sulla Selvatichezza, per una sensibilizzazione alla appartenenza alla Terra, per un riappropriarsi della straordinarietà ordinaria dell’educazione che già la natura opera. Ancora la mostra non circola ma spero che il 2011 trovi il suo spazio: le fotografie e la proposta sono notevoli.

I giganti di Poranceto mi hanno affascinato. Come si potrebbe rimanere indifferenti in mezzo a queste meraviglie narrative?

Narrare, narrare, narrare… a che età le storie, i sogni smettono di piacere? Ecco un bellissimo cortometraggio dedicato alla forza dei sogni.

Io ai sogni ho dedicato un piccolo libro: Il grande sogno della Cascina Cuccagna, pubblicato da Terre di mezzo. Spero che il sogno si realizzi, per un quartiere, per la gente, per Milano.

A Tobia auguro che di potere riempire uno zainetto di sogni, lper poter camminare con passi lievi (anche perché ha appena imparato a camminare e il culetto gli pesa un po’. Pazienza: se fa patapùm sono subito pronti un po’o di consolatori: il ciucio (cucn), il coniglio (lalla), zuccavuota(lalla), la palla (lalla) la stella (lalla), e aaacn (grazie) a tutti.

E a proposito di piccolini, quando si comincia ad essere io? Forse la domanda vera dovrebbe essere: Quando si smette di essere io? Alla prima si può rispondere: “quando il bambino, pur succhiando al seno, si gira per ascoltare, per guardare, quando la curiosità lo chiama altrove dall’unico indifferenziato che vive.

La seconda risposta è più complessa e attraversa la vita. Quando non ci si può esprimere, quando non si può desiderare, quando non ci si può confrontare… quando si è esclusi o non si hanno diritti, quando si deve fronteggiare la violenza, soprattutto se truccata da benevolenza.

E’ il tema di un altro mio libro in collaborazione con Domenico Barrilà e il Caf, Questo sono io, pubblicato da Carthusia.

Biri, il cagnolino della famiglia Barrilà è rimasto molto deluso di non essere entrato, questa volta in un libro ma si deve rassegnare a non essere una “primadonna”. Certo, la faccia che fa…

Caro Biri, lo sai bene per cosa lavoro, per la voglia di comunicare con i bambini, di mantenere alto il loro livello di fiducia nella vita, per capire io per prima e fare capire agli altri “grandi” quanto bisogna ascoltarli i piccolini. Quanto ci insegnano. E’ la ricerca di una vita, la ricerca della collana Zerotre che curo con Antonella Vincenzi per Franco Cosimo Panini. Quest’anno si è scelto di fare uscire due libri riderelli, e ascoltando Giorgio Scaramuzzino e Tommy Togni  i bambini ridono. Perché sono due grandi che si divertono insieme ai bambini. Che bello.

A questo punto devo ricordare un altro bel lavoro, condiviso con Federica Buglioni, con cui ho avuto la fortuna di condividere l’esperienza di Cuochi col sale in zucca, pubblicato da Editoriale Scienza. E’ stata una collaborazione divertente,sulla stessa linea di pensiero e di idee. E tra le pagine del libro, il terzo della collana “I quadernini”, dopo Giardinieri in erba e Pittori di tutti i colori,  scelgo questa, perché adoro le mucche.

Mancherebbe Madellano… alla carrellata di chiusura dell’anno. Ne ho parlato in agosto e vorrei dedicargli più spazio nel 2011. Però intanto grazie Giuliana di avermelo fatto scoprire.

Così chiudo ancora con i bambini, con un lavoro collettivo che ho fatto con loro e con Gek Tessaro… perché tra tanti pezzetti di carta colorata eravamo tutti idoli bambini.

foto scattata al festival di Cuneo: Idoli

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Un agosto così

val Trebbia

Agosto di cieli grandi

Ipotesi: e se il tempo della città, il tempo degli impegni, il tempo dei semafori rossi avesse una frequenza completamente diversa dal tempo della campagna, del buon cibo, degli incontri senza perché, delle fioriture quando è ora?

Agosto sensuale

Certezza: sono consapevole che la Bellezza sa esprimersi in molti modi e che la Serenità può apprezzarne tantissime sfumature… Sto diventando saggia?

Agosto di affetti

Fortuna: è straordinario scoprire che posseggo un tappeto con un disegno meraviglioso, fatto dall’intreccio di fili di affetto, tenerezza, emozione… perfino verso perfetti sconosciuti!

Agosto di affari

Economie: a volte persino io riesco a fare ottimi investimenti… con l’aiuto di artisti speciali!

Agosto di stupore

Sguardi: è la natura che è tanto esibizionista che non puoi non fermarti a guardare o è il tempo lento che apre gli occhi e fa sembrare bella ogni piccola cosa?

Agosto di Deità:

Senso panico: mamma mia che sovrabbondanza, che vertigine! Eppure non è panico, è senso di sacralità, di appartenenza. E’ ritrovare il proprio posto.



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Premio Andersen a Tararì tararera

Piripù Bibi, con la sua voglia di diventare grande, di inventarsi la sua vita, di scoprirne i momenti piacevoli e… anche quelli rischiosi, con coraggio e curiosità, ha vinto il premio Andersen di quest’anno, con una motivazione che non saprei bene tradurre in lingua Piripù, dunque lui forse non capirebb, ma è questa qui.

Per essere quanto mai coinvolgente e godibile, di assoluta originalità.

Per essere un libro semplice e lineare frutto di un attento e colto progetto linguistico e grafico.

Per regalarci un implicito invito a far sì che piccoli lettori e adulti possano incontrarsi e stare felicemente insieme.

Ne sono molto contenta.

E qui ringrazio pubblicamente la commissione del premio Andersen, consegnando loro il premio Piripù per l’attenzione e l’apertura.

L’intento di questa storia e dell’uso di questo linguaggio era far riflettere i grandi sul fatto che senza passione e senza gioco, non si può trasmettere il piacere di esistere, il piacere di esprimersi e infine il piacere di leggere. Ma soprattutto le prime due cose, perché il piacere di leggere non è indispensabile alla vita, anche se la arricchisce molto. Invece esprimersi e apprezzare i momenti belli, questo sì è indispensabile.

Quando pensai a Tararì tararera, mi dissi che era impossibile che qualcuno lo pubblicasse. E infatti, ai miei primi tentativi, ricevetti dei ni e dei no. Per essere tranquilla, mi confrontai con Antonio Panella, sensibile attore di teatro e animatore di tante letture con “antenne tese” verso i bambini. A lui devo il fatto di non essermi scoraggiata e la decisione, nel caso di ulteriori no, di autoprodurmelo.

Premio Piripù per il generoso incoraggiamento ad Antonio Panella e alla sua famiglia, Giulietta prima di tutti.

Ma Piripù, zampettando per la fiera di Bologna, trovò in Carthusia la sua possibilità di pubblicazione.

Premio Piripù per il coraggio a Patrizia Zerbi.

Mi arrivarono diverse mail in lingua piripù e la bellissima registrazione di Anna e Marco, che potete trovare poche pagine più indietro, in questo blog. Piripù saltellava e correva, Oh, zifulì, oh! Cichitì!

E poi la ricerca sul campo di Marina Cinieri, pubblicata su Andersen. Qualcosa che non avrei osato sperare.

Premio Piripù per la Ricerca a Marina Cinieri.

Malgrado il mio desiderio di linguaggio transculturale, mi ero resa conto che la lingua piripù era un gram-lo italianeggiante. Ma il gioco della lettura in piripù no. Quello è assolutamente trasversale. E vedere bambini di ogni provenienza rimanere in sospeso al “Mé mimia”, ridere come pazzi al “Pum pum patàm patapàm…stò!” e dondolarsi al “Nena nina, nina nena…” è per me una grande gioia.

Ma prima della ricerca di Marina Cinieri, non sapevo che la mia intuizione era dimostrabile “scientificamente”.

Disegnare un piripù è facilissimo. Bisogna imparare però a strappare. Strana cosa, i bambini, che piccolissimi sanno strappare molto bene, tanto più sono grandi, tanto più si trovano impacciati. Allora è vero che si nasce competenti e via via si selezionano le competenze, trattenendo solo quelle più immediatamente utili?

Comunque sia i Piripù vengono sempre bellissimi e appartengono naturalmente a un mondo pieno di colori e di differenze, che impareranno a gestire nel paese dei Piripù. Intanto però, qui, nel nostro mondo, i bambini che imparano a gestire la propria unicità e quella degli altri,  si trasformano. Davvero! Ampliano il respiro, distendono il viso, fanno brillare gli occhi, acquistano centimetri, crescono. Come Piripù Bibi. Se sapessero quanto è utile e importante questa competenza, crescendo non la lascerebbero mai più da parte.


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Tararì tararera….

Mi è arrivato un bellissimo audio: una mamma legge Tararì tararera al suo bambino di due anni. Per me è emozionante entrare nel “dopo” libro. Di solito si è così coinvolti nella realizzazione, nelle scadenze, nel risultato editoriale, che ci si dimentica la scintilla di partenza: la volontà per cui il libro nasce. Nel caso di Tararì tararera la volontà era quella di creare un’occasione di divertita complicità intorno a una storia semplice con un linguaggio inventato. Ecco il senso del libro per i bambini piccoli, che non sanno ancora leggere: un’esperienza condivisa, un “lessico famigliare” che avvolge di goduria il bambino. «Sì “grande” che mi leggi: lo sento bene che sei qui con me, che ti diverti con me, che ti dedichi a me.» Un’esperienza che nell’educare spesso si trascura.

Grazie Anna Pisapia, che mi hai regalato questa bellissima testimonianza!


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Indizi

La mostra di Calder è bellissima e il Giocoliere ne viene fuori alla grande, facendo venire voglia cioè di mettersi a giocare. Questa felice libertà creativa, che fa sorridere il creatore, dopo un impegnativo lavoro per calare un’idea nella materia, l’aleph nella parola, l’ho sempre invidiata. La conosco, perché ne ho sperimentato la gioia esplosiva. Ma in momenti davvero rari, rubati alla necessità del fare. E tuttavia si cerca di tenere insieme necessità e libertà, perché un lavoro creativo è ben poco creativo, senza quel sorriso che scioglie l’inquietudine.

Mondrian ti tranquillizza, in un certo senso. Regole chiare, quadrati e rettangoli… Se faccio un po’ d’ordine magari… mi rimane più spazio per la libertà felice che desidero… Non è facile. Sulla mia scrivania, con le cose ben allineate, alla Mondrian, presto tutto prende vita. Le cose si avvicinano, mi assediano, si accavallano per vedere cosa sto facendo, mi spintonano, cascano… è il caos. L’essenzialità mi chiama ma è l’esuberanza che ha la meglio.

Bisogna pure che ci pensi su. Che mi chieda che cosa voglio, chi sono… Che mi faccia un autoritratto per mettere me fuori di me e guardarmi con senso critico. Frieda Kahlo per esempio, non si stancava mai di ritrarsi? Aveva così tante cose da dirsi? Che cosa leggeva di un sopracciglio inarcato, una rughetta alla bocca, una collana diversa? No, questa ricerca geografica mi interessa solo per rivelare ciò che sta sotto il guscio. E di Frieda penso piuttosto che invece tentasse di mettere il suo guscio tra sé e gli altri, per nascondere piuttosto che rivelare.

Lieve invenzione invece il progetto di questi alberi, “rubato” a un bambino di Gavoi. Belli e giocosi come un’opera di Calder, di Braque, di Mirò, di Munari, di Picasso… Gli artisti gioiosi mi attirano maggiormente. Mi piacciono le parole di Matisse a proposito dell’arte portatrice di sollievo. Certo l’arte è anche un modo per salvarsi, per buttare fuori le cose dolorose. Come sarebbe sopravvissuto Aldo Carpi a Gusen, se non fosse stato pittore?

Schizzi… labirinti… ramificazioni… ragionamenti del cavolo…

In senso buono naturalmente. Un cavolo è un’opera d’arte, Munari insegna, e in più da un cavolo rosso si possono ricavare almeno quattro colori da acquarello!

Indizi… Ne ho dati abbastanza, no? Che cosa starà bollendo in pentola, oltre al cavolo?


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Omaggio al Pinin

lieto fine

Illustrazione per La battaglia di palle di panna di Pinin Carpi edito da F.C.Panini

 

Si arrabbiava spesso perché le redattrici toglievano l’articolo davanti ai nomi propri, oppure correggevano in ed, od, gli e e gli o davanti alle parole che iniziavano con le vocali. Insomma pretendevano che l’autore di Lupo uragano, Il paese dei maghi, il papà mangione, scrivesse “per benino”. Ma il Pinin scriveva per leggere le storie ad alta voce, per lasciare un attimo di sospensione nei cambi di scena, per emozionare, per far finta di strapparsi i capelli, di aver paura o di scoppiare di allegria. E proprio questo gusto, non gli e e gli o, è rimasto vivo nel ricordo di tutti noi della famiglia. Tommaso, che ora ha un bambino, il suo Cion cion blu lo possiede ancora e ancora rimprovera a Chiara di avergli -orrore!- piegato malamente una pagina.

Al Pinin ho letto le mie pagine preferite de Il Paese dei maghi, per festeggiarlo quando compì 80 anni e aveva ancora un sacco di idee e di storie da scrivere, perché c’erano i nipotini e non si sarebbe fermato mai.

Ora esce “La battaglia di palle di panna”, un racconto di mangiate e di battaglie scarruffate, scritto per dare un contributo alla raccolta di fondi all’epoca della guerra in Bosnia. Avrebbe potuto illustrarlo lui, con i suoi colori da cui emergevano bambini, casine, loschi figuri… Invece l’ho illustrato io, con tanta emozione, confrontandomi con Anna, figlia del Pinin, che mi ha incoraggiato. I personaggi recitano su un palcoscenico e sotto i bambini partecipano, come facevano i bambini che incontrava nelle scuole il Pinin, come facevano i miei bambini quando leggevo a voce alta. Alla fine del libro il carro che porta la piccola famiglia di guitti se ne va con gran saluti e la veste bianca della mamma lattaia sventola nella polvere.

Io penso che il Pinin sia contento del mio lavoro e che mi sventoli il fazzoletto, sporgendosi da dov’è ora.