Emanuela Bussolati

figurinaia


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Premio Andersen a Tararì tararera

Piripù Bibi, con la sua voglia di diventare grande, di inventarsi la sua vita, di scoprirne i momenti piacevoli e… anche quelli rischiosi, con coraggio e curiosità, ha vinto il premio Andersen di quest’anno, con una motivazione che non saprei bene tradurre in lingua Piripù, dunque lui forse non capirebb, ma è questa qui.

Per essere quanto mai coinvolgente e godibile, di assoluta originalità.

Per essere un libro semplice e lineare frutto di un attento e colto progetto linguistico e grafico.

Per regalarci un implicito invito a far sì che piccoli lettori e adulti possano incontrarsi e stare felicemente insieme.

Ne sono molto contenta.

E qui ringrazio pubblicamente la commissione del premio Andersen, consegnando loro il premio Piripù per l’attenzione e l’apertura.

L’intento di questa storia e dell’uso di questo linguaggio era far riflettere i grandi sul fatto che senza passione e senza gioco, non si può trasmettere il piacere di esistere, il piacere di esprimersi e infine il piacere di leggere. Ma soprattutto le prime due cose, perché il piacere di leggere non è indispensabile alla vita, anche se la arricchisce molto. Invece esprimersi e apprezzare i momenti belli, questo sì è indispensabile.

Quando pensai a Tararì tararera, mi dissi che era impossibile che qualcuno lo pubblicasse. E infatti, ai miei primi tentativi, ricevetti dei ni e dei no. Per essere tranquilla, mi confrontai con Antonio Panella, sensibile attore di teatro e animatore di tante letture con “antenne tese” verso i bambini. A lui devo il fatto di non essermi scoraggiata e la decisione, nel caso di ulteriori no, di autoprodurmelo.

Premio Piripù per il generoso incoraggiamento ad Antonio Panella e alla sua famiglia, Giulietta prima di tutti.

Ma Piripù, zampettando per la fiera di Bologna, trovò in Carthusia la sua possibilità di pubblicazione.

Premio Piripù per il coraggio a Patrizia Zerbi.

Mi arrivarono diverse mail in lingua piripù e la bellissima registrazione di Anna e Marco, che potete trovare poche pagine più indietro, in questo blog. Piripù saltellava e correva, Oh, zifulì, oh! Cichitì!

E poi la ricerca sul campo di Marina Cinieri, pubblicata su Andersen. Qualcosa che non avrei osato sperare.

Premio Piripù per la Ricerca a Marina Cinieri.

Malgrado il mio desiderio di linguaggio transculturale, mi ero resa conto che la lingua piripù era un gram-lo italianeggiante. Ma il gioco della lettura in piripù no. Quello è assolutamente trasversale. E vedere bambini di ogni provenienza rimanere in sospeso al “Mé mimia”, ridere come pazzi al “Pum pum patàm patapàm…stò!” e dondolarsi al “Nena nina, nina nena…” è per me una grande gioia.

Ma prima della ricerca di Marina Cinieri, non sapevo che la mia intuizione era dimostrabile “scientificamente”.

Disegnare un piripù è facilissimo. Bisogna imparare però a strappare. Strana cosa, i bambini, che piccolissimi sanno strappare molto bene, tanto più sono grandi, tanto più si trovano impacciati. Allora è vero che si nasce competenti e via via si selezionano le competenze, trattenendo solo quelle più immediatamente utili?

Comunque sia i Piripù vengono sempre bellissimi e appartengono naturalmente a un mondo pieno di colori e di differenze, che impareranno a gestire nel paese dei Piripù. Intanto però, qui, nel nostro mondo, i bambini che imparano a gestire la propria unicità e quella degli altri,  si trasformano. Davvero! Ampliano il respiro, distendono il viso, fanno brillare gli occhi, acquistano centimetri, crescono. Come Piripù Bibi. Se sapessero quanto è utile e importante questa competenza, crescendo non la lascerebbero mai più da parte.

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primavera ritardataria

quattro zampe nascoste sotto le ali e, nel maschio, due lunghe visibili

Senza alcun dubbio questo è stato un inverno lungo. Se dura ancora un po’, mi crescerà il muschio sulle spalle e assomiglierò alle donne selvatiche ritratte in certi libri medievali. Strano anno questo.

Sul mio terrazzo sono capitati questi due curiosissimi coleotteri che ho chiamato insetti pasqualini. Se qualcuno vuole fare ipotesi di catalogazione…

Quella che ritengo femmina ha sei corte zampette nascoste sotto le ali. Quello che ritengo maschio, ne ha due lunghissime spostate più indietro.

Vivono sulle fabacee e si nutrono di mosche minatrici. Ma non so su quale pianeta.


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Tararì tararera….

Mi è arrivato un bellissimo audio: una mamma legge Tararì tararera al suo bambino di due anni. Per me è emozionante entrare nel “dopo” libro. Di solito si è così coinvolti nella realizzazione, nelle scadenze, nel risultato editoriale, che ci si dimentica la scintilla di partenza: la volontà per cui il libro nasce. Nel caso di Tararì tararera la volontà era quella di creare un’occasione di divertita complicità intorno a una storia semplice con un linguaggio inventato. Ecco il senso del libro per i bambini piccoli, che non sanno ancora leggere: un’esperienza condivisa, un “lessico famigliare” che avvolge di goduria il bambino. «Sì “grande” che mi leggi: lo sento bene che sei qui con me, che ti diverti con me, che ti dedichi a me.» Un’esperienza che nell’educare spesso si trascura.

Grazie Anna Pisapia, che mi hai regalato questa bellissima testimonianza!


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botanica sgarzolina

E’ incredibile quante sorprese riservi la natura! Stavo raccogliendo gli ultimi pomodori sul terrazzo… quando mi cade l’occhio su questo vegetale. (Non saprei come lo potrebbe definire Linneo, nè tampoco come la penserebbe Darwin) Portato forse da uno dei merli che mi prendono continuamente in giro, andando a zappettare la terra appena finisco di rinvasare, è davvero un bel rompicapo.

Chiedo aiuto agli esperti per dare un nome al vegetale mutante…

lo strano caso del vegetale mutante