Emanuela Bussolati

figurinaia

Anima

7 commenti

Sarà l’assenza dalla natura per tanti anni, sarà la pressione continua del lavoro ma quando ieri mattina, molto presto, mi sono incamminata verso la collina per assistere allo spettacolo che ho fotografato, ho sentito che la mia anima esisteva e respirava, finalmente. Se c’è una cosa che contraddistingue la campagna dalla città è la variazione continua: ogni giorno è una sorpresa. La città è una slot machine che assorbe denaro e te lo dà, dove tutto è possibile ma tutto è difficile.

Qualche mese fa, ho ascoltato un commentatore sportivo, arciere, (purtroppo non ricordo il nome) commentare una gara olimpionica di arco. Diceva che l’arciere in gara non aveva accompagnato con lo sguardo, fino al bersaglio, la sua freccia e quindi avrebbe sbagliato. Fu così. La sua riflessione mi colpì molto. Davvero la freccia “sentiva” la fiducia dell’arciere? Penso che sia vero. Nello scatto che ho inserito c’è tutta la mia estasi davanti allo spettacolo a cui assistevo. Ho accompagnato la macchina fotografica fino alla “pausa” dopo il click. Così come, quando ballo un tango, sono profondamente riconoscente al ballerino che mi permette di ballare, fermi, sospesi, anche l’ultima pausa della musica. Cosa rara: anima.

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7 thoughts on “Anima

  1. volevo farti i complimenti per questa foto bellissima e già che ci sono anche per il libro tarari tararera… è stupendo!
    ciao

  2. zia, che belle cose che scrivi, mi emozionano tanto.

  3. Ciao Emanuela
    foto meravigliosa.
    Il mondo sembra sul punto di svelare il suo enigma.
    Un responso oracolare attraverso un’ immagine.

    Fai anche la Sibilla….

    • E’ la terra che è bella. Perfino quando è tremenda affascina. Questo mi ha sempre turbato e sorpreso. Ogni volta che sento il bisogno di rinnovarmi, mi immergo nella natura.

  4. Sai cosa mi ha sorpreso?
    Che tu abbia legato il senso della foto alla “freccia che sente l’arciere”.
    E che io vi abbia visto un’enigma sul punto di svelarsi.
    Per gli antichi greci le due cose erano connesse: l’enigma della pizia e la freccia che colpisce da lontano erano entrambi personificati da Apollo.
    In entrambi i casi si resta “colpiti e folgorati”.
    È il dio dei messaggi folgoranti.
    Con essi “moriamo”.
    Per tornare poi a vivere come avevamo dimenticato si potesse fare.
    Non una vita nuova, che per i greci non c’é nulla di nuovo, ma la vita nostra.

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