Emanuela Bussolati

figurinaia

Quasi parigine…

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locandina di un evento quasi parigino

Dentro, luce, chiacchiericcio ansioso ed eccitato, va e vieni, risatine un po’ allegre e un po’ nervose, colori caldi.

Fuori, sera piovosa, passanti frettolosi verso le movide del salone del mobile, traffico, rumori di bar, colori freddi.

E poi… la musica di Max, con la sua fisarmonica: magico strumento che espande il suo richiamo fino in fondo alla strada.

Già questa voce è rara a Milano. Gli amici arrivano, i passanti sostano curiosi. Inizia lo “spettacolo” se si può dire così di un allegro mettersi in gioco…

Qualche incidente di percorso (lo scotch non si attacca sempre bene) aumenta l’adrenalina. In compenso, si sente, accanto alla musica che commenta in diretta ogni illustrazione, il brusio della gente che si raccoglie, qualche vocetta di bambino che chiede: «Ancora?» E’ un conforto per noi, non abituate ad esibirci davanti al pubblico, se non per parlare del nostro lavoro.

Piove. Ma la gente non se ne va. Aprono ombrelli multicolori e l’atmosfera si fa ancora più parigina.

Dentro, nel caos del va e vieni di cartoncini, frammenti di illustrazioni, persone che danno una mano, ci si rinfranca e ci si sorride. C’è una bellissima atmosfera da “copines”. Forse neppure agli spettacoli delle elementari sentivamo questo sfrizzichìo al cuore. Stiamo facendo una bella cosa. Là fuori sono emozionati quanto noi.

Il richiamo al Salone del mobile si stempera nella magia delle ombre.

Le illustrazioni diventano sempre più complesse, colorate, come la musica di Max là fuori. Si succedono mostri e nuvole, cucine trasformiste e lampadari appesi al cielo.

Applausi… Sì, davvero! Applausi! E rumore di pioggia: la gente non se ne va! Quando esco, durante l’illustrazione della tavola imbandita, ad offrire biscottini, trovo facce sognanti e sorridenti. L’atmosfera Saint Germain è al massimo! Quella bella, di una trentina di anni fa, quella delle “caves” che ho conosciuto quando con la mia cartella sottobraccio andavo a cercare editori francesi.

Che bella serata! Soprattutto che bella corrente affettiva tra tutte noi, grazie alla vetrina e all’accoglienza di Giulia. Ma i ringraziamenti non finiscono qui: grazie a Bea, la regista che è riuscita ad unire i vulcanici pennacchi delle nostre creatività. La foto è mossa ma rende bene l’allegria della situazione (e l’emozione di quella sera).

Grazie a Pasquale, che ha messo a disposizione la sua esperienza e i suoi proiettori da teatro vero! (oltre ad averci presentato Bea)

La serata chiude. La musica si affievolisce, le persone si allontanano, gli amici ci incoraggiano a continuare… Si smonta. Come nel boccascena di un teatro, dopo lo spettacolo, si sente il fruscio della scopa che raccoglie coriandoli, figurine, pezzetti di illustrazioni. Si abbassa la saracinesca del negozio. Bello. Tutto OK, come dicono i guantoni per i riflettori.

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