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Archivio per la categoria ‘Uncategorized’

una "mola" per imparare il mondo

Sta per partire da Milano Pedro Sanchez, un designer e un amico, conosciuto diversi anni fa, poi perso, poi ritrovato, come spesso succede nei percorsi labirintici della vita. E’ un narratore appassionato della civiltà Kuna, una etnia colombiana consapevole del fatto che la forza sta nella bellezza e nella comunità. Ne sa raccontare i miti, i modi di vedere, il lavoro. I suoi laboratori con i bambini e con gli adulti sono un tesoro di carte colorate, leggende, rigore, fantasia. Dal seme-parola di un popolo-radice, esce l’albero del molteplice, l’albero del bene e del male, la ricchezza dei contrasti e della varietà, del silenzio e dell’armonia, del colore e del nero. Ogni volta che trovo punti di contatto tra i pensieri-vento che provengono da tutte le parti del mondo, sento un brivido di stupore e di sorpresa: davvero siamo tutti fatti dello stesso tessuto eppure non sempre si può restare, non sempre si trova spazio, ascolto, eco.

Mi auguro che le toppe colorate della Terra possano trovare chi, come Pedro, cuce pazientemente con ago e filo attraverso il mondo, per confezionare un arazzo arlecchino che tutti possano comprendere e ammirare.

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Bellissima l’idea di questo video disegnato dai ragazzi della scuola Testoni Fioravanti di Bologna!

Fa ragionare sul fatto che il giardino è anche un luogo che può, deve favorire incontri. Come una biblioteca. In un giardino si passeggia rilassati, godendo i colpi di scena della natura e la sorpresa degli altri. Si desidera condividere, cibo, scoperte competenze, parole.

Ci ha pensato chi mette le panchine in parallelo, invece che in cerchio o a gruppi?

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Uno Sbarco colorato

Giulia Zaffaroni con una barchetta

Alessandra scandella con barchetta e cartello

Giornata di sole. Contro ogni previsione. E dunque allegria. come quando ero ragazzina, uno scompartimento tutto per noi: risate immaginandoci chine sotto il sole con i nostri cappelli di paglia. Risate per le magliette con la barchetta, indossate velocemente in treno. Risate perché non sappiamo più fare barchette di carta e invece le dobbiamo fare, prima di arrivare a Genova, piegando i fogli su cui ho stampato i testi che verranno letti. Insomma siamo felici di partecipare a un’idea giocosa e seria, un’idea di polis e non di politichetta, un’idea che accomuna e non divide. Un’idea intorno all’Idea fondante della nostra Costituzione.

Desideria Guicciardini con cappello di paglia di Firenze

E poi la festa: un attimo di sgomento davanti all’asfalto (dopotutto è la prima “madonnarata” che facciamo) e ci si butta nel gioco. Annalisa e Roberta, sorridenti e calme, ci danno il via.

Disegnamo e disegnamo, emozionandoci alla voce di Andrea che col suo megafono viene a salutare anche noi, con tutti gli eventi ben più importanti e organizzati che ci sono. L’albero del diritto alla cultura e alla Bellezza nasce e allarga i suoi rami.

l'albero del diritto alla cultura

le macchie vengono aggirate, le moto e le auto circondate, i rami cominciano a fiorire di simboli legati all’Arte, alla musica, alla scuola, alla scultura, al paesaggio…

Ascoltiamo la voce espressiva di Antonio, Elena, Peppo, Stefania, Marco che leggono Gibran, Don Milani, Pasolini, Carrol, Dickinson, Lodi, Campana, Munari, Camus… pensieri non a caso.

Ascoltiamo il flauto di Guadalupe, che commenta la musica delle parole. Chini, concentrati, si disegna.

Guadalupe accompagna disegni e letture

Ed ecco arrivare i bambini. Con naturalezza prendono i gessetti. Con fiducia chiedono di disegnare anche loro. Sì? No? Certo che sì, è una festa! Tolto il cappotto del ruolo di illustratori, ormai sporchi fino ai gomiti di polvere colorata, ci dividiamo gli spazi con piccoli artisti più sicuri di noi, che artisti dovremmo essere di mestiere.

Giulietta

Sono emozionata di questa vicinanza. Lavoro da una vita con i bambini e per i bambini e mi accorgo ogni volta che il loro apporto creativo è straordinario.

L’albero si colora e cresce. Come l”intesa tra noi. E si ride ancora, lasciando le preoccupazioni di “non sfigurare”, “essere all’altezza”, “fare in tempo” così frequenti nel nostro lavoro. Siamo lì e basta.

Barbara Schiaffino, Andrea Roveda, Anna Becchi, Andersen insomma, con curiosità osservano questo strano magmatico gruppo IllustrAzioni in corso, muoversi fuori dall’ambito editoriale.

Allegra Agliardi e Barbara Schiaffino

Si finisce, si soppesa, si commenta… si riparte, lasciando la piazza disegnata. Che cosa penseranno i passanti di domani? resteranno sull’asfalto un po’ di parole, un po’ di musica, un po’ di colore… E nell’aria, resterà un po’ di Costituzione?

un angiolino "copiato"

Resterà. Lo dobbiamo ai tanti che l’hanno conquistata, ai tanti che hanno viaggiato sulla Nave de Lo Sbarco, da Barcellona a Genova, ai tanti che li hanno accolti. Ai bambini che hanno diritto ai diritti e ad Andrea che per affetto ha scelto un nome diverso dal suo e che per straordinaria, sapiente umiltà, si presenta nella prima frase di questa bellissima mail:

Cara Emanuela,

sono Andrea, quel matto che il cielo ha scelto perchè questa idea atterrasse….

volevo solo dirvi che domenica mattina guardando l’albero che stavate facendo e come lo stavate facendo ho pianto come un bimbo, sedendomi su quei gradini, piangevo infinitamente, dicendo e pensando che la vita puo’ essere meravigliosa.

Un abbraccio forte e ringrazia, da parte di tutti gli italiani all’estero che erano lì e quelli che avrebbero voluto essere, coloro che hanno trasformato l’asfalto di un misero parcheggio in un’opera d’arte e di amore

andrea

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Piripù Bibi, con la sua voglia di diventare grande, di inventarsi la sua vita, di scoprirne i momenti piacevoli e… anche quelli rischiosi, con coraggio e curiosità, ha vinto il premio Andersen di quest’anno, con una motivazione che non saprei bene tradurre in lingua Piripù, dunque lui forse non capirebb, ma è questa qui.

Per essere quanto mai coinvolgente e godibile, di assoluta originalità.

Per essere un libro semplice e lineare frutto di un attento e colto progetto linguistico e grafico.

Per regalarci un implicito invito a far sì che piccoli lettori e adulti possano incontrarsi e stare felicemente insieme.

Ne sono molto contenta.

E qui ringrazio pubblicamente la commissione del premio Andersen, consegnando loro il premio Piripù per l’attenzione e l’apertura.

L’intento di questa storia e dell’uso di questo linguaggio era far riflettere i grandi sul fatto che senza passione e senza gioco, non si può trasmettere il piacere di esistere, il piacere di esprimersi e infine il piacere di leggere. Ma soprattutto le prime due cose, perché il piacere di leggere non è indispensabile alla vita, anche se la arricchisce molto. Invece esprimersi e apprezzare i momenti belli, questo sì è indispensabile.

Quando pensai a Tararì tararera, mi dissi che era impossibile che qualcuno lo pubblicasse. E infatti, ai miei primi tentativi, ricevetti dei ni e dei no. Per essere tranquilla, mi confrontai con Antonio Panella, sensibile attore di teatro e animatore di tante letture con “antenne tese” verso i bambini. A lui devo il fatto di non essermi scoraggiata e la decisione, nel caso di ulteriori no, di autoprodurmelo.

Premio Piripù per il generoso incoraggiamento ad Antonio Panella e alla sua famiglia, Giulietta prima di tutti.

Ma Piripù, zampettando per la fiera di Bologna, trovò in Carthusia la sua possibilità di pubblicazione.

Premio Piripù per il coraggio a Patrizia Zerbi.

Mi arrivarono diverse mail in lingua piripù e la bellissima registrazione di Anna e Marco, che potete trovare poche pagine più indietro, in questo blog. Piripù saltellava e correva, Oh, zifulì, oh! Cichitì!

E poi la ricerca sul campo di Marina Cinieri, pubblicata su Andersen. Qualcosa che non avrei osato sperare.

Premio Piripù per la Ricerca a Marina Cinieri.

Malgrado il mio desiderio di linguaggio transculturale, mi ero resa conto che la lingua piripù era un gram-lo italianeggiante. Ma il gioco della lettura in piripù no. Quello è assolutamente trasversale. E vedere bambini di ogni provenienza rimanere in sospeso al “Mé mimia”, ridere come pazzi al “Pum pum patàm patapàm…stò!” e dondolarsi al “Nena nina, nina nena…” è per me una grande gioia.

Ma prima della ricerca di Marina Cinieri, non sapevo che la mia intuizione era dimostrabile “scientificamente”.

Disegnare un piripù è facilissimo. Bisogna imparare però a strappare. Strana cosa, i bambini, che piccolissimi sanno strappare molto bene, tanto più sono grandi, tanto più si trovano impacciati. Allora è vero che si nasce competenti e via via si selezionano le competenze, trattenendo solo quelle più immediatamente utili?

Comunque sia i Piripù vengono sempre bellissimi e appartengono naturalmente a un mondo pieno di colori e di differenze, che impareranno a gestire nel paese dei Piripù. Intanto però, qui, nel nostro mondo, i bambini che imparano a gestire la propria unicità e quella degli altri,  si trasformano. Davvero! Ampliano il respiro, distendono il viso, fanno brillare gli occhi, acquistano centimetri, crescono. Come Piripù Bibi. Se sapessero quanto è utile e importante questa competenza, crescendo non la lascerebbero mai più da parte.

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Forza di volontà

Non so noi adulti sapremmo resistere come questi bambini ma l’esperimento sarebbe interessante…

Penso che se avessero ricevuto l’invito di non accendere la consolle dei giochi, ben pochi avrebbero superato la prova!

Quanto alle “momme” italiane che guardano questo filmato… chi resisterebbe ad offrire subito un altro schifosissimo marshmallow a questi coraggiosi bambini?

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Ecco uno dei video su Il cammino della musica. Una chicca di carnevale tutto da godere.

Il sito è il diario di viaggio di Andrea Zuin, alla ricerca della musica e di tutto il suo portato di cultura popolare. Da beneandante, Andrea si fa bene accogliere, ascolta, chiede, registra e riporta a noi le atmosfere che stiamo per perdere. Guardando queste feste, ascoltando questa musica, i concerti organizzati per dare possibilità espressive ai bambini, le maschere… ritorna in mente l’Opinel all’inizio di questo blog. Lucidato dall’usura, pieno di segni, ma sempre preso in mano con cura.

La musica ci appartiene, ci arricchisce, ci dà fiato. Abbiamone cura.

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Acquaria

Gek Tessaro non è solo un illustratore, non è solo creatore di spettacoli magici, non è solo un poeta. Non potrei definirlo che dicendo che Gek Tessaro è Gek Tessaro. E’ stato messo su you tube questo video che parla di nuvole, un tema che mi affascina da sempre e che Gilles Clement ha trattato così bene nel suo libro Nuages.

Non lo commento, il video di Gek, perché parla da solo alla sensibilità di ognuno ed è testimone di cura per un bene che è di tutti e deve restare tale.

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Nell’ingresso di casa mia c’è un armadio che volta le spalle a chi entra. Ma non è superbia. Sulle spalle i venditori di figurine, di canzoni, di buste di semi, di lunari, portavano la merce, ben esposta, le loro speranze di guadagno, i loro progetti.

E questa spalla di armadio mi rappresenta bene. Una “vetrina” disordinata quel che basta, che espone pezzetti di me, alcuni da lasciare in questo 2010, altri da aggiungere.

Caro 2010 io qui sto. Uno stare che è ascolto prima di parola, raccoglimento prima di un salto, concentrazione prima di una creazione, pausa prima di cammino.

C’è una manina che presto si appoggerà per imparare i primi passi e non posso traballare.

D’altra parte il mio armadio non è zoppo ed è pieno di cose interessanti. Dentro ci sono stoffe colorate, sassi, legnetti, colori, tanta voglia di fare e… poco tempo.

Ma Lucini mi ha appena regalato l’Agenda del tempo libero. Ci sono solo i giorni di pausa. Al 6 gennaio c’è scritto: “lucidare i sogni“. Lo farò. E siccome di sogni ne ho tanti, sono certa che domani non sarà affatto un giorno neghittoso. Ci vuole tempo e cura anche per lucidare i sogni.

Infine un omaggio alla Befana: un bellissimo corto che mi ha mandato Chiara. Meditare, meditare…

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Auguri

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illustrazione per "La notte della cometa sbagliata" Beatrice Masini, Einaudi ragazzi

illustrazione per "La notte della cometa sbagliata" Beatrice Masini, Einaudi ragazzi

Che cosa è una figurinaia? Una persona che racconta con le figure, mi dicevo, ed è per questo che mi sono sempre definita così, privilegiando l’aspetto narrativo e artigianale della illustrazione. Negli anni ottanta una bellissima mostra al Louvre definiva i NON-confini tra gli artisti e gli artigiani: mi rimase impresso un grembiule azzurro infinitamente rammendato con cotoni di tutte le sfumature dell’azzurro. Splendido. Che volesse o no, la rammendatrice paziente aveva creato un’opera irripetibile. E raccontato una vita altrettanto unica.

Alla ricerca della parola “figurinaia” sono capitata sul racconto della vita di una figurinaia vera e ho scoperto che i figurinai sono gli artigiani che modellano o scolpiscono le figure dei presepi. Questa cosa mi piace molto: anche i presepi raccontano e raccontano. Basta leggere “Il presepe popolare napoletano” di Roberto De Simone, pubblicato da Einaudi, o “Razzullo e la Sibilla” di Claudio Canzanella pubblicato da La stamperia del Valentino, per conoscere la ricchezza di storie  di ogni messa in scena natalizia.

La figurinaia in questione era di Albisola. La storia la racconta Alexander Màscàl. C’è tutta la dedizione di un lavoro modesto ma vissuto sacralmente e cioè dando importanza a ogni gesto, a ogni significato. C’è tutto il desiderio di trasmettere antichi saperi raccontandoli come fiabe ai giovani.

Ogni anno a Savona, durante la Festa di Santa Lucia, il 13 dicembre, un’anziana Figurinaia si recava alla fiera a vendere le sue statuine di terracotta e a tutti raccontava la storia di Gelindo e Gelinda, i primi due pastori giunti alla grotta di Betlemme portando con sé i doni per Maria e Giuseppe: una pollastrella per farne caldo cibo e le fasce per avvolgere il Bambinello.
La simpatica vecchietta aveva un suo modo personale nel disporre le statue del presepe e a tutti diceva: “Gelindo e Gelindo, marito e moglie devono essere messi davanti a tutti e accanto alla grotta deve esserci Matteo, cognato di Gelindo, che suona il piffero”.
Secondo la sua narrazione, Matteo incontrò la sorella ed il cognato di ritorno dalla Sacra
Grotta e li vide talmente felici da avere il desiderio di andare anche lui a rendere omaggio al Santo Bambino, rammaricandosi però di essere talmente povero da non avere altro da portargli che la sua musica.
Con l’unico dono di cui disponeva si recò alla Grotta dove suonò per Loro “Tu scendi dalle stelle” e tanto fu bella quella musica che Gesù si voltò a guardarlo sorridendo.
La donna prosegue con la disposizione delle altre statuine: “Poi dovete mettere U’Zéunn e A’Zéunna che sono marito e moglie, gli eterni freddolosi avvolti nella lunga mantellina. Poi ponete la lavandaia, Bartolomeo, il pastore con la moglie, le due donne che portano fascine alla fornace di ceramiche e due soldati.
Più distanti dovete mettere i Re Magi, quello nero per ultimo, perché essendo un pagano si è perso per strada”.

Nel libro “La notte della cometa sbagliata” che ho illustrato per Beatrice Masini, mi sono trovata immersa in questo lavoro di figurinaia. E’ uno dei miei lavori che ricordo con maggiore piacere.

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