Il video è stato fatto a Cuneo, a “Scrittori in città”. Sto proponendo a un gruppo di genitori e bambini l’esperienza di affinare le proprie antenne relazionali. Come formiche che si passano informazioni, gli adulti e i bambini si mandano continuamente, anche senza rendersene conto, piccoli segnali. Lo sguardo che cerca lo sguardo dell’altro, la parola trattenuta, la schiena girata… Ce ne accorgiamo raramente, perché riteniamo più importante e immediato arrivare allo scopo che stiamo cercando. Ma se avessimo tutto il tempo di osservare, dall’esterno con sguardo-gatto, quel che succede, credo che impareremmo molto. Possiamo imparare, scegliendo una attività con il bambino, che coinvolge anche noi grandi: cucinare, mettere in ordine, curare le piante, preparare lo zainetto. Oppure aprire un libro che abbiamo fatto apposta per raccontare a loro piccoli qualcosa di noi grandi… scoprendo che forse non ci sono molte differenze ma c’è molto da condividere.
Nei prossimi giorni rifarò l’esperienza a Cuneo. Mi piace lavorare là, in contatto con persone sulla stessa lunghezza d’onda. Ma questa volta farò un pezzettino di strada in più. Mi riporta a esperienze fatte tanti anni fa e via via approfondite: se si riesce a valorizzare la specificità di ogni intelligenza, la si aiuta a sbocciare. Forse perché percepisco la mia come una vita bonsai, mi rende felice l’idea di far crescere la sensibilità dei “grandi” su quanto spazio relazionale sia necessario ad ogni avventura umana.
Con questo angiolino, “rubato” a Rosso Fiorentino, il mio augurio per il nuovo anno desidera per tutti il rispetto di molte cose nominate spesso ma poco rispettate:
-la Costituzione Italiana
-La convenzione sui diritti del bambino
-L’accoglienza
-la natura
Intanto, per rispettare anche i diritti d’autore, metto qui l’originale, bellissimo, di Rosso Fiorentino. I colori e l’intensità di questo quadro, ti fanno sentire perfino le note. Il mio angiolino chiude gli occhi e fa finta di suonare. Intanto ascolta le note angeliche dell’angiolino “vero”. Entrambi reclamano il diritto costituzionale per tutti, di accedere alla scuola, alla cultura, all’arte.
E’ stato un anno bellissimo, iniziato con un Piripù vincitore del Premio Andersen (grazie a tutta la giuria e ai librai che hanno proclamato Tararì tararera, pubblicato da Carthusia, migliore libro dell’anno).
Piripù Bibi ha tagliato la corda ed è andato molto oltre i confini del libro in cui io lo avevo sistemato. Ha girato i nidi della provincia di Genova, è scappato a Zafferana, a Vignola, a Cuneo, a Roma… ogni volta portandomi nuove sorprese. Si è fatto capire da mamme e bambini italiani, magrebini, tedeschi, francesi, rumeni, senegalesi… E così mi ha convinto a dare seguito alle sue avventure.
Il gruppo illustrAzioni in corso, si è riunito più volte intorno a un tavolo… con sformati, risotti, torte e pasticcini tra risate, progetti, chiacchiere, idee e ne sono nate attività giocose ma “serie”: le ombre in occasione del salone del mobile, la gessettata a Genova in occasione dello Sbarco e ad Alessandria nella giornata dei diritti dei bambini e a Torino per raccogliere fondi per i bambini di Gaza e infine… un rosé, sì, un vino, “targato” con le nostre rose, per gli amici.
La natura è entrata nel mio 2010 impetuosamente, quasi esigendo che tornassi ad occuparmi di lei. Con Paolo Tasini e Hamelin si è concluso il progetto per la mostra sulla Selvatichezza, per una sensibilizzazione alla appartenenza alla Terra, per un riappropriarsi della straordinarietà ordinaria dell’educazione che già la natura opera. Ancora la mostra non circola ma spero che il 2011 trovi il suo spazio: le fotografie e la proposta sono notevoli.
I giganti di Poranceto mi hanno affascinato. Come si potrebbe rimanere indifferenti in mezzo a queste meraviglie narrative?
Narrare, narrare, narrare… a che età le storie, i sogni smettono di piacere? Ecco un bellissimo cortometraggio dedicato alla forza dei sogni.
Io ai sogni ho dedicato un piccolo libro: Il grande sogno della Cascina Cuccagna, pubblicato da Terre di mezzo. Spero che il sogno si realizzi, per un quartiere, per la gente, per Milano.
A Tobia auguro che di potere riempire uno zainetto di sogni, lper poter camminare con passi lievi (anche perché ha appena imparato a camminare e il culetto gli pesa un po’. Pazienza: se fa patapùm sono subito pronti un po’o di consolatori: il ciucio (cucn), il coniglio (lalla), zuccavuota(lalla), la palla (lalla) la stella (lalla), e aaacn (grazie) a tutti.
E a proposito di piccolini, quando si comincia ad essere io? Forse la domanda vera dovrebbe essere: Quando si smette di essere io? Alla prima si può rispondere: “quando il bambino, pur succhiando al seno, si gira per ascoltare, per guardare, quando la curiosità lo chiama altrove dall’unico indifferenziato che vive.
La seconda risposta è più complessa e attraversa la vita. Quando non ci si può esprimere, quando non si può desiderare, quando non ci si può confrontare… quando si è esclusi o non si hanno diritti, quando si deve fronteggiare la violenza, soprattutto se truccata da benevolenza.
E’ il tema di un altro mio libro in collaborazione con Domenico Barrilà e il Caf, Questo sono io, pubblicato da Carthusia.
Biri, il cagnolino della famiglia Barrilà è rimasto molto deluso di non essere entrato, questa volta in un libro ma si deve rassegnare a non essere una “primadonna”. Certo, la faccia che fa…
Caro Biri, lo sai bene per cosa lavoro, per la voglia di comunicare con i bambini, di mantenere alto il loro livello di fiducia nella vita, per capire io per prima e fare capire agli altri “grandi” quanto bisogna ascoltarli i piccolini. Quanto ci insegnano. E’ la ricerca di una vita, la ricerca della collana Zerotre che curo con Antonella Vincenzi per Franco Cosimo Panini. Quest’anno si è scelto di fare uscire due libri riderelli, e ascoltando Giorgio Scaramuzzino e Tommy Togni i bambini ridono. Perché sono due grandi che si divertono insieme ai bambini. Che bello.
A questo punto devo ricordare un altro bel lavoro, condiviso con Federica Buglioni, con cui ho avuto la fortuna di condividere l’esperienza di Cuochi col sale in zucca, pubblicato da Editoriale Scienza. E’ stata una collaborazione divertente,sulla stessa linea di pensiero e di idee. E tra le pagine del libro, il terzo della collana “I quadernini”, dopo Giardinieri in erba e Pittori di tutti i colori, scelgo questa, perché adoro le mucche.
Mancherebbe Madellano… alla carrellata di chiusura dell’anno. Ne ho parlato in agosto e vorrei dedicargli più spazio nel 2011. Però intanto grazie Giuliana di avermelo fatto scoprire.
Così chiudo ancora con i bambini, con un lavoro collettivo che ho fatto con loro e con Gek Tessaro… perché tra tanti pezzetti di carta colorata eravamo tutti idoli bambini.
Sta per partire da Milano Pedro Sanchez, un designer e un amico, conosciuto diversi anni fa, poi perso, poi ritrovato, come spesso succede nei percorsi labirintici della vita. E’ un narratore appassionato della civiltà Kuna, una etnia colombiana consapevole del fatto che la forza sta nella bellezza e nella comunità. Ne sa raccontare i miti, i modi di vedere, il lavoro. I suoi laboratori con i bambini e con gli adulti sono un tesoro di carte colorate, leggende, rigore, fantasia. Dal seme-parola di un popolo-radice, esce l’albero del molteplice, l’albero del bene e del male, la ricchezza dei contrasti e della varietà, del silenzio e dell’armonia, del colore e del nero. Ogni volta che trovo punti di contatto tra i pensieri-vento che provengono da tutte le parti del mondo, sento un brivido di stupore e di sorpresa: davvero siamo tutti fatti dello stesso tessuto eppure non sempre si può restare, non sempre si trova spazio, ascolto, eco.
Mi auguro che le toppe colorate della Terra possano trovare chi, come Pedro, cuce pazientemente con ago e filo attraverso il mondo, per confezionare un arazzo arlecchino che tutti possano comprendere e ammirare.
Ipotesi: e se il tempo della città, il tempo degli impegni, il tempo dei semafori rossi avesse una frequenza completamente diversa dal tempo della campagna, del buon cibo, degli incontri senza perché, delle fioriture quando è ora?
Agosto sensuale
Certezza: sono consapevole che la Bellezza sa esprimersi in molti modi e che la Serenità può apprezzarne tantissime sfumature… Sto diventando saggia?
Agosto di affetti
Fortuna: è straordinario scoprire che posseggo un tappeto con un disegno meraviglioso, fatto dall’intreccio di fili di affetto, tenerezza, emozione… perfino verso perfetti sconosciuti!
Agosto di affari
Economie: a volte persino io riesco a fare ottimi investimenti… con l’aiuto di artisti speciali!
Agosto di stupore
Sguardi: è la natura che è tanto esibizionista che non puoi non fermarti a guardare o è il tempo lento che apre gli occhi e fa sembrare bella ogni piccola cosa?
Agosto di Deità:
Senso panico: mamma mia che sovrabbondanza, che vertigine! Eppure non è panico, è senso di sacralità, di appartenenza. E’ ritrovare il proprio posto.
Sarà l’assenza dalla natura per tanti anni, sarà la pressione continua del lavoro ma quando ieri mattina, molto presto, mi sono incamminata verso la collina per assistere allo spettacolo che ho fotografato, ho sentito che la mia anima esisteva e respirava, finalmente. Se c’è una cosa che contraddistingue la campagna dalla città è la variazione continua: ogni giorno è una sorpresa. La città è una slot machine che assorbe denaro e te lo dà, dove tutto è possibile ma tutto è difficile.
Qualche mese fa, ho ascoltato un commentatore sportivo, arciere, (purtroppo non ricordo il nome) commentare una gara olimpionica di arco. Diceva che l’arciere in gara non aveva accompagnato con lo sguardo, fino al bersaglio, la sua freccia e quindi avrebbe sbagliato. Fu così. La sua riflessione mi colpì molto. Davvero la freccia “sentiva” la fiducia dell’arciere? Penso che sia vero. Nello scatto che ho inserito c’è tutta la mia estasi davanti allo spettacolo a cui assistevo. Ho accompagnato la macchina fotografica fino alla “pausa” dopo il click. Così come, quando ballo un tango, sono profondamente riconoscente al ballerino che mi permette di ballare, fermi, sospesi, anche l’ultima pausa della musica. Cosa rara: anima.
Bellissima l’idea di questo video disegnato dai ragazzi della scuola Testoni Fioravanti di Bologna!
Fa ragionare sul fatto che il giardino è anche un luogo che può, deve favorire incontri. Come una biblioteca. In un giardino si passeggia rilassati, godendo i colpi di scena della natura e la sorpresa degli altri. Si desidera condividere, cibo, scoperte competenze, parole.
Ci ha pensato chi mette le panchine in parallelo, invece che in cerchio o a gruppi?
Giornata di sole. Contro ogni previsione. E dunque allegria. come quando ero ragazzina, uno scompartimento tutto per noi: risate immaginandoci chine sotto il sole con i nostri cappelli di paglia. Risate per le magliette con la barchetta, indossate velocemente in treno. Risate perché non sappiamo più fare barchette di carta e invece le dobbiamo fare, prima di arrivare a Genova, piegando i fogli su cui ho stampato i testi che verranno letti. Insomma siamo felici di partecipare a un’idea giocosa e seria, un’idea di polis e non di politichetta, un’idea che accomuna e non divide. Un’idea intorno all’Idea fondante della nostra Costituzione.
Desideria Guicciardini con cappello di paglia di Firenze
E poi la festa: un attimo di sgomento davanti all’asfalto (dopotutto è la prima “madonnarata” che facciamo) e ci si butta nel gioco. Annalisa e Roberta, sorridenti e calme, ci danno il via.
Disegnamo e disegnamo, emozionandoci alla voce di Andrea che col suo megafono viene a salutare anche noi, con tutti gli eventi ben più importanti e organizzati che ci sono. L’albero del diritto alla cultura e alla Bellezza nasce e allarga i suoi rami.
le macchie vengono aggirate, le moto e le auto circondate, i rami cominciano a fiorire di simboli legati all’Arte, alla musica, alla scuola, alla scultura, al paesaggio…
Ascoltiamo la voce espressiva di Antonio, Elena, Peppo, Stefania, Marco che leggono Gibran, Don Milani, Pasolini, Carrol, Dickinson, Lodi, Campana, Munari, Camus… pensieri non a caso.
Ascoltiamo il flauto di Guadalupe, che commenta la musica delle parole. Chini, concentrati, si disegna.
Guadalupe accompagna disegni e letture
Ed ecco arrivare i bambini. Con naturalezza prendono i gessetti. Con fiducia chiedono di disegnare anche loro. Sì? No? Certo che sì, è una festa! Tolto il cappotto del ruolo di illustratori, ormai sporchi fino ai gomiti di polvere colorata, ci dividiamo gli spazi con piccoli artisti più sicuri di noi, che artisti dovremmo essere di mestiere.
Giulietta
Sono emozionata di questa vicinanza. Lavoro da una vita con i bambini e per i bambini e mi accorgo ogni volta che il loro apporto creativo è straordinario.
L’albero si colora e cresce. Come l”intesa tra noi. E si ride ancora, lasciando le preoccupazioni di “non sfigurare”, “essere all’altezza”, “fare in tempo” così frequenti nel nostro lavoro. Siamo lì e basta.
Barbara Schiaffino, Andrea Roveda, Anna Becchi, Andersen insomma, con curiosità osservano questo strano magmatico gruppo IllustrAzioni in corso, muoversi fuori dall’ambito editoriale.
Allegra Agliardi e Barbara Schiaffino
Si finisce, si soppesa, si commenta… si riparte, lasciando la piazza disegnata. Che cosa penseranno i passanti di domani? resteranno sull’asfalto un po’ di parole, un po’ di musica, un po’ di colore… E nell’aria, resterà un po’ di Costituzione?
un angiolino "copiato"
Resterà. Lo dobbiamo ai tanti che l’hanno conquistata, ai tanti che hanno viaggiato sulla Nave de Lo Sbarco, da Barcellona a Genova, ai tanti che li hanno accolti. Ai bambini che hanno diritto ai diritti e ad Andrea che per affetto ha scelto un nome diverso dal suo e che per straordinaria, sapiente umiltà, si presenta nella prima frase di questa bellissima mail:
Cara Emanuela,
sono Andrea, quel matto che il cielo ha scelto perchè questa idea atterrasse….
volevo solo dirvi che domenica mattina guardando l’albero che stavate facendo e come lo stavate facendo ho pianto come un bimbo, sedendomi su quei gradini, piangevo infinitamente, dicendo e pensando che la vita puo’ essere meravigliosa.
Un abbraccio forte e ringrazia, da parte di tutti gli italiani all’estero che erano lì e quelli che avrebbero voluto essere, coloro che hanno trasformato l’asfalto di un misero parcheggio in un’opera d’arte e di amore
Siamo in fibrillazione! IllustrAzioni in corso ha deciso di partecipare allo Sbarco una civile iniziativa degli italiani residenti in Spagna e in altri paesi europei, in difesa della nostra bella costituzione.
La nostra seconda Azione sarà una… “madonnarata”. Abbiamo fatto le prove all’Ex colorificio di Giulia Orecchia e subito i passanti si sono fermati a curiosare. Una signora si è seduta ai piedi del piccolo albero prova (quello vero sarà grande 12 metri per 12!) dicendo che era quel che ci voleva a fine giornata… Insomma di nuovo una atmosfera quasiparigina!
Antonio Panella ed altri attori hanno promesso di sedersi sui rami e leggere brani dedicati alla Cultura, all’Arte, alla Musica, alla Bellezza… E’ straordinario, quando c’è un flusso di energia, come rapidamente si intreccino apporti entusiasti e intensi. Tutti per pura gioia di partecipare a qualcosa di significativo.
Segno che c’è tanto bisogno di credere che non siamo solamente un tassello di un piano economico che ci diventa sempre più estraneo.
Giocare per giocare (dando a questo termine il senso che gli danno i bambini, che con serietà e impegno usano il gioco per esplorare la vita e misurare le relazioni) abbiamo deciso di vestirci allegramente.
Piripù Bibi, con la sua voglia di diventare grande, di inventarsi la sua vita, di scoprirne i momenti piacevoli e… anche quelli rischiosi, con coraggio e curiosità, ha vinto il premio Andersen di quest’anno, con una motivazione che non saprei bene tradurre in lingua Piripù, dunque lui forse non capirebb, ma è questa qui.
Per essere quanto mai coinvolgente e godibile, di assoluta originalità.
Per essere un libro semplice e lineare frutto di un attento e colto progetto linguistico e grafico.
Per regalarci un implicito invito a far sì che piccoli lettori e adulti possano incontrarsi e stare felicemente insieme.
Ne sono molto contenta.
E qui ringrazio pubblicamente la commissione del premio Andersen, consegnando loro il premio Piripù per l’attenzione e l’apertura.
L’intento di questa storia e dell’uso di questo linguaggio era far riflettere i grandi sul fatto che senza passione e senza gioco, non si può trasmettere il piacere di esistere, il piacere di esprimersi e infine il piacere di leggere. Ma soprattutto le prime due cose, perché il piacere di leggere non è indispensabile alla vita, anche se la arricchisce molto. Invece esprimersi e apprezzare i momenti belli, questo sì è indispensabile.
Quando pensai a Tararì tararera, mi dissi che era impossibile che qualcuno lo pubblicasse. E infatti, ai miei primi tentativi, ricevetti dei ni e dei no. Per essere tranquilla, mi confrontai con Antonio Panella, sensibile attore di teatro e animatore di tante letture con “antenne tese” verso i bambini. A lui devo il fatto di non essermi scoraggiata e la decisione, nel caso di ulteriori no, di autoprodurmelo.
Premio Piripù per il generoso incoraggiamento ad Antonio Panella e alla sua famiglia, Giulietta prima di tutti.
Ma Piripù, zampettando per la fiera di Bologna, trovò in Carthusia la sua possibilità di pubblicazione.
Premio Piripù per il coraggio a Patrizia Zerbi.
Mi arrivarono diverse mail in lingua piripù e la bellissima registrazione di Anna e Marco, che potete trovare poche pagine più indietro, in questo blog. Piripù saltellava e correva, Oh, zifulì, oh! Cichitì!
E poi la ricerca sul campo di Marina Cinieri, pubblicata su Andersen. Qualcosa che non avrei osato sperare.
Premio Piripù per la Ricerca a Marina Cinieri.
Malgrado il mio desiderio di linguaggio transculturale, mi ero resa conto che la lingua piripù era un gram-lo italianeggiante. Ma il gioco della lettura in piripù no. Quello è assolutamente trasversale. E vedere bambini di ogni provenienza rimanere in sospeso al “Mé mimia”, ridere come pazzi al “Pum pum patàm patapàm…stò!” e dondolarsi al “Nena nina, nina nena…” è per me una grande gioia.
Ma prima della ricerca di Marina Cinieri, non sapevo che la mia intuizione era dimostrabile “scientificamente”.
Disegnare un piripù è facilissimo. Bisogna imparare però a strappare. Strana cosa, i bambini, che piccolissimi sanno strappare molto bene, tanto più sono grandi, tanto più si trovano impacciati. Allora è vero che si nasce competenti e via via si selezionano le competenze, trattenendo solo quelle più immediatamente utili?
Comunque sia i Piripù vengono sempre bellissimi e appartengono naturalmente a un mondo pieno di colori e di differenze, che impareranno a gestire nel paese dei Piripù. Intanto però, qui, nel nostro mondo, i bambini che imparano a gestire la propria unicità e quella degli altri, si trasformano. Davvero! Ampliano il respiro, distendono il viso, fanno brillare gli occhi, acquistano centimetri, crescono. Come Piripù Bibi. Se sapessero quanto è utile e importante questa competenza, crescendo non la lascerebbero mai più da parte.
Roses to tell something nice.
A book to give as a gift, maybe together with a rose, to say even what a rose alone cannot say.
The rose theme has been interpreted here by artists very well known in the field of illustrations in Italy.
The language of artistic design and of affection is universal. You can add your own special words in any language.
Ta-da: E' uscito!
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